Visualizzazione post con etichetta project. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta project. Mostra tutti i post

mercoledì 6 settembre 2023

CASE HISTORY: IL MODELLO DI BUSINESS DI GOLF TELEVISION

Il Direttore Responsabile di Golf Television, Marco Bucarelli, ci racconta il modello di business alla base del progetto integrato (media/eventi/prodotto) più interessante nel mondo del golf in Italia.

(Nella foto Marco Bucarelli – Direttore Responsabile di Golf Television)

Nel mondo del marketing dello sport italiano ci sono diversi progetti integrati che uniscono linee di business diverse in un unico progetto. Il golf ci offre un caso studio che colpisce per la stretta correlazione tra la complessità, pragmatismo, capacità di penetrazione, notorietà e ROI (Return of Investment).

Il progetto si chiama GOLF TELEVISON e abbiamo contattato il Direttore Responsabile Marco Bucarelli per approfondire il modello di business e le attività tecniche che lo caratterizzano.

Introduzione

Golf Television è un progetto che unisce le attività media tipiche di un prodotto televisivo (on e off line) e le integra - e arricchisce - con attività sportive e di business nel mondo reale.

Al centro del progetto ci sono alcuni circuiti di golf (dei quali parleremo in una specifica sezione - nda) ai quali viene data visibilità attraverso un programma televisivo (fulcro originario del progetto).

Il programma televisivo ha un taglio giornalistico, con la presenza di un ospite in studio. Oltre a “raccontare” la tappa del torneo appena svolta, vede l’integrazione di news e interviste, oltre alle rubriche dedicate alle regole del golf e alle lezioni di golf tenute da maestri professionisti.

Il modello di business e marketing di Golf Television si suddivide in 4 aree:

- Area Media

- Area Eventi e Tornei

- Area Consulenza

- Area Prodotto

(Nello schema semplificato la suddivisione in aree del modello di business di Golf Television)

Nota: Tutti i dati indicati in questo articolo sono aggiornati al 31 luglio 2023.

 

Area Media

L’area Media di Golf Television rappresenta il fulcro originario del progetto, che è nato nel 2013 e attualmente vede alla guida Marco Bucarelli e Marco Lanza.

Prima di approfondire la lettura dei dati di questa sezione è giusto fare una precisazione: tutti i dati e i risultati raggiunti sono organici e non sono mai stati sottoposti ad attività a pagamento. Secondo Bucarelli infatti, i dati reali (e non “dopati” da azioni a pagamento) consentono di raccogliere un doppio vantaggio. Se da un lato si evidenzia un monitoraggio diretto e veritiero della performance da parte dei gestori, dall’altro danno la possibilità anche agli investitori di avere una visione trasparente dell’andamento del progetto nel quale investono.

Il programma televisivo viene registrato settimanalmente negli studi di Bergamo. La diffusione della trasmissione avviene tramite il web e il canale TV digitale terrestre grazie ad una partnership strategica con 15 emittenti televisive regionali, che inserendo il programma nel palinsesto ne danno copertura quasi totale sul territorio italiano.

La puntata viene caricata anche sul canale ufficiale Youtube e rilanciata attraverso un’azione crossmediale che coinvolge i social media e il sito web del progetto.


Di seguito i numeri dei singoli canali:

- Sito web ufficiale: 25.000 visitatori unici all’anno

- Canale Youtube: Aperto nel gennaio 2016, conta 914 video caricati, 873.418 visualizzazioni totali e 2.750 iscritti (con una media di crescita organica di 30 iscritti ogni 28 giorni).

- Pagina Facebook: 4.810 iscritti

- Profilo Instagram: 1.182 follower

 

I volumi, soprattutto del canale Youtube, sono importanti e il trend di crescita - parametrato con la data di apertura dei singoli canali - conferma l’organicità di questa crescita.

Sempre secondo Bucarelli, la suddivisione strategica web/TV generalista, dà al progetto la possibilità di raggiungere due tipologie di pubblico. Se è vero infatti che, sul sito e il canale Youtube, il programma viene visto dai golfisti (che ricevono anche un alert via newsletter), la trasmissione sul digitale terrestre, consente di approfittare di un canale generalista per raggiungere un pubblico che non ha mai calcato un campo da golf.

 

Canale

Anno di apertura

Visitatori unici (anno)

Follower

N° video pubblicati

Visualizzazioni totali

Sito

2013

25000

 

 

 

YouTube

2016

 

2750

914

873418

Facebook

2013

 

4810

 

 

Instagram

2018

 

1182

 

 

Dati aggiornati al 31 luglio 2023

(nello schema i volumi web di Golf Television)


Area Eventi e Tornei

Fin dalla sua creazione, Golf Television organizza gare ed eventi di golf che permettono di generare volumi e business, mettendo in collegamento diretto (e reale) la community di golfisti, gli sponsor e i golf club. Questa attività di organizzazione potenzia il ROI (Return Of Investment) dell’area proprio attraverso la visibilità data dall’area Media descritta precedentemente.

Il primo circuito, nell’anno di lancio (2013), prevedeva 15 tappe distribuite sul territorio nazionale. Con lo sviluppo del progetto, è poi cresciuta anche l’intensità richiesta dagli sponsor e il numero degli eventi sono prima diventati 25 per poi arrivare alle attuali 52 gare annuali, con una media di 140 giocatori a gara nelle 20 tappe in calendario nel circuito principale.

Come si può immaginare, un progetto che si basa sugli eventi “live”, ha subito un momento di stop e riflessione a causa della pandemia di Covid che ha interessato il mondo nel 2019/2020.

Da questo momento di difficoltà, Bucarelli e Lanza sono usciti trasformando un problema in un’opportunità, lavorando ad una partnership tecnica e strategica che ha permesso di ripartire in modo ancora più strutturato e appagante per gli sponsor e i giocatori alla fine del periodo di quarantena.

Golf Television ha ottimizzato l’interesse di Domina - azienda impegnata nel mercato immobiliare e turistico - per creare un torneo ancora più evoluto e “attraente” per i giocatori: il “DOMINA GOLF TELEVISION IN TOUR”.

Il torneo supera la logica dei “piattini” e delle “coppe” (che ogni golfista prima metteva in vetrina e poi in soffitta) e attrae sponsor che mettono in palio premi decisamente più interessanti per i partecipanti. Nelle gare di circolo, solitamente, vengono premiati solo i vincitori delle 3/4 categorie in gara. Nel torneo in oggetto invece, ad ogni tappa, ci sono tanti premi speciali, ma soprattutto i 4 vincitori di categoria si aggiudicano direttamente l’ospitalità per l’evento finale a Sharm El Sheikh (volo aereo, una settimana di soggiorno all inclusive e pacchetto golf), senza dover superare ulteriori selezioni.

Questo fattore non solo incentiva anche i giocatori meno dotati a partecipare e vivere l’esperienza sportiva, ma coinvolge maggiormente gli sponsor, che vedono in questa attività la possibilità di entrare in contatto con un pubblico perfettamente targetizzato.

L’invitational finale a Sharm El Sheik, poi, dà al torneo quell’allure internazionale che completa e amplifica il posizionamento del brand del circuito, degli organizzatori, degli sponsor e dei circoli ospitanti. Un evento che sul percorso di Sharm mette tra l’altro in palio un premio a ogni buca tra sacche da golf, weekend per due persone e molto altro.

A tal proposito, un altro indicatore da sottolineare è proprio quello dei circoli. Il calendario è talmente fitto che purtroppo gli organizzatori non riescono a far fronte alle richieste di hosting che arrivano dai circoli. In altre parole: c’è la fila per entrare a far parte dei circoli che ospitano il tour.

Ma l’organizzazione di eventi del progetto non si ferma a quella delle gare legate ai circuiti, alcuni dei quali sono in calendario durante la settimana. Oltre ad eventi per conto di sponsor, un altro punto di eccellenza è il GOLF TELEVISION DAY.

Questo è da considerarsi a tutti gli effetti un evento di Relazioni Pubbliche applicato al business. Organizzato ciclicamente - ogni due anni - Golf Television crea un’occasione di incontro al quale invita tutti i partner e sponsor che, a vario titolo, hanno collaborato alla realizzazione del torneo e dell’intero progetto. Da questo evento nascono collaborazioni tra le aziende coinvolte, che ampliano il flusso di interesse non solo verso l’attività sportiva, ma verso tutti i soggetti coinvolti.

Per un giorno, il golf ospita i suoi sostenitori e li mette al centro del business creando progetti condivisi che vanno oltre il golf stesso.

 

Area Consulenza

Le attività integrate e i risultati delle due aree del modello che abbiamo illustrato hanno dato uno slancio naturale alle attività di consulenza.

Crescendo i volumi, la notorietà e il piano reputazionale, è cresciuta anche l’attrazione di alcuni sponsor che hanno visto in questo progetto la porta di accesso al mondo del golf.

Golf Television è quindi stata inserita nelle attività di penetrazione targetizzata del mercato da parte di alcune aziende, anche di caratura internazionale, che si sono avvalse della consulenza tecnica e relazionale di Bucarelli e Lanza per approcciare nel modo migliore questa sezione dello sport business.

Il caso più emblematico è quello dei produttori delle barrette proteiche “Be Kind”, che hanno chiesto proprio a Golf Television di guidare anni fa l’ingresso di questo prodotto nell’ambiente del golf e di testarle. Ora queste barrette sono presenti - in forma stabile - in molti circoli e hanno anche invaso catene della GDO. Questo case history basterebbe da solo a scrivere un altro articolo, perché unisce i risultati di diverse discipline.

La crescita reputazionale del progetto e la dimostrazione empirica dimostrata dal suo staff hanno quindi creato l’opportunità di poter ricoprire il ruolo di “guide” e “facilitatori” in un mondo che difficilmente si apre verso l’esterno e verso pratiche commerciali che vengono viste come troppo “massive”.

 

Dall’analisi si evince come Bucarelli & Co. siano contemporaneamente percepiti come credibili per le aziende presenti all’esterno del mondo del golf e “tranquillizzanti” per gli attori all’interno. Un risultato questo che è frutto di un’attenta strategia di brand management di Bucarelli e Lanza che ha portato a questo grado di credibilità e attrattività dopo 10 anni di attività.

(Nella foto: a sinistra Marco Lanza e a destra Marco Bucarelli)

 

Area prodotto

La presenza di Golf Television sui campi da golf e la continua interazione con i partner ha portato il progetto a ideare anche dei prodotti personalizzati, che hanno dato vita a questa quarta (e ultima) area del progetto.

Il più evidente è quello delle scarpe da golf  OMW” che riportano il tratto grafico di Golf Television (una sorta di “F” formata dalla sagoma di 2 ferri da golf - nda). Anche questo potrebbe meritare un articolo come caso di studio per la sua particolarità.

Colpisce infatti che queste scarpe,  acquistabili in diversi proshop dei circoli di golf, ma anche online, siano particolarmente popolari più all’estero che in Italia. Questo perché studiate tenendo conto di fattori particolarmente graditi al di là dei confini nostrani. Prodotte su progetto esclusivo da artigiani italiani, sono un esempio di vero “made in Italy”. Ma non quello finto che ha trovato casa solo dopo un’abile azione parlamentare. Qui parliamo di un vero prodotto “fatto in Italia”, in modo artigianale - fatte a mano - con materiali NON sintetici. Non solo, queste scarpe appaiono quasi provocatorie dal punto di vista della scelta dei colori. Si passa dal “solito” bianco al verde fluo, al rosso/fucsia e al blu, con un’interazione tra il colore di base e quello utilizzato per il logo che va fuori dagli scheni adottati dalle grandi case e che fa apparire il prodotto più simpatico e frizzante. Il prodotto unisce quindi l’immagine estrosa di alcune grandi case del mondo dello sport generalista (più che del golf) all’attenzione al dettaglio dell’atelier con un prezzo competitivo.

Attualmente sono allo studio altre idee di prodotto, ma questo comporterebbe un aumento specifico delle risorse di ingaggio di quest’area ed è attualmente in fase di valutazione.

 

Conclusioni

Golf Television è un progetto complesso, ma che viene sviluppato in modo molto accorto. L’evoluzione dei volumi e della generazione di business non è mai passato al livello successivo senza aver dato solidità a quanto creato fino a quel momento. Un progetto solido che colpisce per la sua concretezza imprenditoriale. In un mondo fatto da decine di riunioni e marketing plan che spesso tengono fermi i progetti per mesi, in questo caso studio vediamo una concretezza tipicamente bergamasca.

Le scelte non sono istintive, ma sempre valutate secondo logica ed esperienza e infine attuate con fare pratico e con una grande capacità di problem solving, spesso semplificata dalla reputazione già raggiunta.

Altro fattore che caratterizza il progetto è la capacità di tessere relazioni. Strategiche, tecniche, istituzionali, formali e informali, vengono tutte capitalizzate. In questo vediamo un modo di lavorare “alla vecchia maniera”, dove viene sottolineata la capacità di raggiungere concretamente l’obiettivo e non solo quella di poter dire che “la mail è stata mandata, ma non è stata ricevuta risposta”.

Quella di Marco Bucarelli e Marco Lanza sembra un’azienda dove al centro c’è l’uomo. Che sia un giocatore, il responsabile marketing di una multinazionale o di un’azienda locale, tutti vengono ascoltati e coinvolti.

Durante l’intervista Bucarelli ha semplificato con una frase il segreto del successo di questa rete di relazioni che è riuscito a inglobare in Golf Television: «Cerchiamo di dare sempre qualcosa di più e di particolare rispetto a quello che i nostri partner si aspettano».

Forse non è innovativo, ma funziona. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto la nuova generazione imprenditoriale e di manager.

 

Abbiamo deciso di raccontare questo caso perché in fase di ricerca hanno colpito i volumi misurabili attraverso le piattaforme web e social del progetto. Anche un occhio non esperto può valutarne l’organicità e la solidità di numeri che, comunque, hanno raggiunto ormai dimensioni importanti. Soprattutto nell’area video su Youtube, unendo online e offline in modo vincente e aiutando il lettore a ricordare che questi due mondi non sono in competizione, ma possono interagire in modo funzionale e vincente.

 

(il logo Golf Television)

Infine, altro fattore di complessità che se ben gestita porta a risultati ottimali: l’integrazione di molte discipline. In Golf Television troviamo marketing, comunicazione integrata, organizzazione di eventi, consulenza strategica, relazioni pubbliche, brand management, brand reputation e problem solving.

In alcune aziende, per gestire tutte queste aree ci sono decine di manager e consulenti, in Golf Television bastano due persone. Questo è un invito alla riflessione rivolto a molti “professionisti”…

Ah già, Bucarelli è bergamasco!

 

In conclusione, per completezza di informazione, inseriamo 2 brevi biografie di Marco Bucarelli e Marco Lanza:

 

Marco Bucarelli: Fondatore della Società, 64 anni, giornalista televisivo e presentatore, che nel campo dell’informazione si è sempre occupato prevalentemente di sport (calcio e golf), oltre ad essere stato per oltre 20 anni direttore commerciale e marketing di uno dei più grandi gruppi industriali italiani e vice presidente della branch americana.

Una passione, quella per il golf, nata con l’organizzazione dei primi circuiti nel 1993, fino ad arrivare all’ideazione di Golf Television, di cui è anche il direttore responsabile della testata.

È stato corrispondente de Il Giorno, Il Guerin Sportivo, collaborando per molti anni con altre testate, ma in particolare presentando programmi televisivi e grandi eventi di gala. Vice Presidente dell’AIGG, l’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti, è stato Campione italiano di Doppio Giornalisti 2012, 2020 e 2021.

 

Marco Lanza: Entrato in Società nel 2017, giornalista di grande esperienza, 70 anni, con al suo attivo oltre 40 anni di televisione. Dal 1977 al 1981, infatti, è stato Direttore Responsabile di Cantivù, una delle prime televisioni commerciali italiane con sede a Cantù (Como), per poi trasferirsi alla Redazione sportiva dellallora Telemontecarlo, oggi La7. Da inviato e telecronista ha seguito cinque Mondiali di calcio, quattro campionati Europei di calcio e cinque Olimpiadi.

Inoltre, si è occupato di automobilismo e ciclismo, commentando due campionati mondiali di basket e gli incontri Internazionali delle squadre italiane e della nazionale. Proprio in quegli anni è sbocciata la sua passione per il golf. Nel 2001 è poi passato alla Redazione news di La7 occupandosi del Telegiornale diretto da Enrico Mentana, seguendo negli anni le inchieste e i processi più importanti tra quelli celebrati in Italia e occupandosi anche degli avvenimenti politici degli ultimi 15 anni.

  

Emmanuele Macaluso

 

Nota di redazione all’articolo: Questo articolo non è un articolo a pagamento/redazionale, ma un articolo di ricerca nell’ambito del marketing dello sport. I nomi dei prodotti e delle aziende sono stati inseriti secondo principio di trasparenza, per dare al lettore la possibilità di verificare la veridicità delle affermazioni e delle analisi contenute. Anche questo lavoro di ricerca e divulgazione, si attiene alle regole del Manifesto del Marketing Etico.

giovedì 4 giugno 2020

VITTORIA BUSSI: PERFORMANCE, CUORE E TESTA


Vittoria Bussi nasce a Roma il 19 marzo 1987. Laureata in matematica pura all’Università La Sapienza di Roma prosegue la sua carriera accademica con un dottorato di ricerca a Oxford. Successivamente consegue il dottorato di ricerca in matematica e ottiene un posto di post-dottoranda nell'ICTP di Trieste.
L’unione tra la sua preparazione accademica e i risultati sportivi sono stati più volte sottolineate dai media.
Si avvicina al ciclismo nel 2013. Nel 2014 e 2015 partecipa ad alcune gare del calendario professionistico. Nel 2016 decide di intraprendere la preparazione per battere il record del mondo dell’ora in pista. Dopo quasi tre anni di preparazione, e dopo un 2017 che la vede battere il record italiano di specialità, il 13 settembre 2018, sulla pista di Aguascalientes (Messico), segna il nuovo primato del mondo percorrendo 48,007 km. Nel 2019 ottiene il Collare d’Oro al Merito Sportivo dalle mani el Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

È il 29 maggio quando ci colleghiamo via Skype con Vittoria Bussi, la detentrice del  record dell’ora di ciclismo. Un record in suo possesso da quasi due anni. L’intervista si svolge da remoto per la situazione sanitaria Covid-19.
Vittoria è una donna determinata, che in pochi anni si è imposta come un’eccellenza della sua specialità. Guardando il suo curriculum sportivo, appare incredibile pensare che abbia deciso di correre in bici solo nel 2013. Un’escalation di successi che è il frutto della passione, ma anche di scelte oculate che hanno messo l’atleta nelle condizioni migliori per esprimersi.
Dotata di un buon motore che ha affinato in anni di mezzofondo nell’atletica leggera, Vittoria mal si adattava all’interno delle gare tattiche e tortuose in gruppo. Decide quindi di impegnarsi nelle gare contro il tempo, nelle quali è libera di sprigionare il suo talento e il suo potenziale. La sua dedizione e la determinazione hanno fatto il resto.
Durante la chiaccherata, colpisce infatti una frase che Vittoria sfodera con una certa scioltezza, a dimostrazione del fatto che ormai l’ha fatta sua:«Bisogna puntare alla Luna. Mal che vada si colpisce l’aquila». Una frase che racconta molto del carattere di questa atleta.
Ma lei non è solo questo. Non è un’atleta che deve prepararsi ad affrontare le sfide solo in sella.

Non essendo appoggiata da un team o da un gruppo sportivo, il suo tentativo di battere il record dell’ora è stato gestito da lei e dal suo ristretto entourage in modo autonomo e indipendente. Un approccio che rende il raggiungimento dell’impresa ancora più arduo.
Vittoria prova un primo attacco al record nel 2017. Battere quel primato non vuol dire “girare per un’ora a testa bassa” su una velodromo, ma è molto più complesso di quello che si potrebbe pensare. Ci sono necessità legate alla logistica, all’attrezzatura specifica, agli allenamenti e anche ai controlli antidoping. Tutto questo (e molto altro) ricade sugli organizzatori del tentativo. Vittoria, ai tempi dell’organizzazione del tentativo del 2017 non è ancora conosciuta e (secondo lei) non ha abbastanza credibilità nell’ambiente in termini di risultati. Cerca degli sponsor, ma il supporto che ottiene è minimo. Decide quindi di investire autonomamente su se stessa e di provare comunque il tentativo.
Risultato? Non batte il record mondiale ma ottiene il secondo miglior risultato di sempre e il primato italiano.

Questo risultato le dà consapevolezza. Ricontatta gli sponsor con i quali aveva dialogato per il tentativo del 2017. Tra questi, uno in particolare (Endura), decide di investire sul tentativo che Vittoria sta programmando in modo più strutturato per il 2018. Le relazioni che l’atleta/manager ha creato l’anno precedente, hanno portato ad una buona percentuale di copertura finanziaria e contemporaneamente alla creazione di partnership tecniche e forniture ufficiali da parte di altre aziende.
Vittoria e il suo team si dividono quindi tra azioni di management e gestione degli allenamenti. Dopo un anno di totale concentrazione sull’obiettivo, su e giù dalla sua bici da crono, Vittoria Bussi il 13 settembre 2018, sulla pista di Aguascalientes (Messico), segna il nuovo primato del mondo. È la prima donna che abbatte la barriera dei 48 km. Ne percorre infatti 48,007 km.

Quella di Vittoria è una storia di successo solida e concreta. È la storia di una donna che raggiunge un obiettivo assoluto non solo con il cuore, ma con la testa e la collaborazione delle persone giuste. Al di là della retorica, che sarebbe facile usare nello storytelling di questa storia, si possono riscontrare alcuni fattori che sono tecnici.

Il primo è di natura sportiva. Infatti l’atleta capisce qual è il suo talento e quali sono le aree techiche che per lei rappresentano un limite. Decide quindi di scegliere una disciplina che possa metterla nello condizioni di esprimersi al meglio. Sceglie di dare maggiore attenzione alle corse contro il tempo, perché lì può fare la differenza.

Il secondo è di natura gestionale extrasportiva. Vittoria si testa e capisce quale può essere l’obiettivo sportivo da raggiungere. A quel punto però deve ragionare su come creare le condizioni per batterlo e come organizzare il tentativo. Si toglie il casco aerodinamico e diventa manager di se stessa. Pianifica, acquisisce informazioni, crea contatti e cerca di farsi sponsorizzare. In parallelo studia le possibilità che ha di autofinanziarsi. Fa le sue scelte e porta avanti il tentativo del 2017.
Per il tentativo del 2018 riesce a trovare degli sponsor e dei partner. Secondo Vittoria è per la credibilità che ha ottenuto con il primo tentativo. Secondo la nostra esperienza è perché ha potuto utilizzare delle relazioni che aveva già in qualche modo tessuto l’anno precedente e - sempre secondo noi - quella seconda prestazione al mondo del 2017 le ha dato ancora più convinzione. A questo si aggiunga anche la maggiore esperienza nella gestione extrasportiva. Quanto percentualmente contino le rispettive posizioni è difficile da comprendere. Quello che conta però è che sia stata la Bussi a portare a casa il risultato tecnico che le ha permesso di raggiungere quello sportivo.

Il potere delle relazioni nella gestione delle sponsorizzazioni è fondamentale. Chi si occupa di questo professionalmente lo sa. C’è una cosa che ci ha colpito della protagonista di questa intervista: la serietà. Vittoria è una donna che sorride facilmente. A volte per cortesia, spesso perché ragiona. Ma quando si parla dell’aspetto manageriale della sua attività in bici è solida. Concreta.
Al punto che dopo il primato del mondo, continua ad allenarsi e ad affinare la sua tecnica a cronometro. Parallelamente continua anche la sua attività manageriale, con la fondazione della BJ Bike Club ASD, la squadra per la quale corre e per la quale utilizza i suoi risultati e la sua credibilità per trovare sponsor che la supportino nella sua carriera agonistica.
Ad affiancarla, aziende di riferimento nelle rispettive aree di mercato. Oltre ad Endura infatti, Vittoria vanta il supporto di: Ceramicspeed, Febametal, Giant, IRR, Liv, Open, studio dentistico Rovelli, Vittoria, Warew e Walker Brothers. In rigoroso ordine alfabetico.

Grande attenzione anche per l’utilizzo dei social media. In un mondo che sempre più spesso diventa virtuale, con un selfie “filtrato” al minuto, Vittoria usa i social solo quando ha qualcosa da dire. Senza trucchi. Diretta. Ed è seguitissima. Forse i numeri possono apparire inferiori rispetto a quelle di altre sue colleghe (decisamente più social), ma il grado di coinvolgimento e interazione ai post da parte della sua platea è altissima. In altre parole non le mettono il like per cortesia o perché è carina, ma perché l’ascoltano e la seguono davvero.

Concludiamo l’intervista chiedendole di parlare di qualcosa che le sta a cuore in questo momento. Lei sceglie di parlare della cultura dello sport in Italia. È rimasta poco positivamente colpita da come sono stati trattati gli atleti durante le fasi più restrittive dell’emergenza coronavirus. Mentre in altri Paesi gli atleti sono stati usati come modelli di benessere e salute, in Italia si è fatto un decreto per non farli allenare e limitare lo sport.
Una scelta che ha messo in evidenza un limite che è prima di tutto culturale.

Attualmente Vittoria Bussi è impegnata negli allenamenti per la cronometro ai prossimi campionati italiani che dovrebbero tenersi a ottobre, qualora il calendario non subisca cambiamenti a causa del Covd-19.
Continueremo a fare il tifo per lei, non solo come atleta ma anche come manager. Il suo progetto ha tutte le carte in regola per diventare un case history. E chissà che il futuro, oltre alla sua carriera agonistica, non la veda protagonista nel mondo dello sport come dirigente.

Vi invitiamo a visitare il sito di Vittoria Bussi all’indirizzo https://vittoriabussi.it/

Emmanuele Macaluso

giovedì 21 novembre 2019

CICLISMO: INTERVISTA A GIANNI SAVIO, TEAM MANAGER DELLA ANDRONI GIOCATTOLI - SIDERMEC



Nella foto: Gianni Savio davanti ai trofei con la maglia ufficiale della Androni Giocattoli – Sidermec. Si noti sulla maglia lo scudetto del Campionato Italiano a Squadre. (Credit E. Macaluso per SMPI)

È un tardo pomeriggio dei primi giorni di novembre, quando ci rechiamo presso la sede della Androni Giocattoli – Sidermec per incontrare Gianni Savio, un’autentica leggenda del ciclismo. Gianni ci accoglie con affabilità e ci lascia entrare nel suo mondo. Entrati in sede siamo accolti da alcuni trofei che campeggiano su un elegante mobile. Tra questi anche l’ultima arrivata: la coppa di Campione Italiano a Squadre che il team guidato da Savio ha appena conquistato in questo 2019.
Quella che si è appena conclusa è stata una stagione molto positiva per la Androni Giocattoli – Sidermec, squadra della categoria “Professional”, che si confronta con impegno anche con le squadre “World Tour”, riuscendo in alcune occasioni a batterle.

Per i non addetti ai lavori, la differenza di budget tra una categoria e l’altra è enorme. Si pensi che il budget globale di una squadra “Professional” è indicativamente di circa 3 milioni di euro.
Per quanto riguarda le “World Tour”, si parte  da 15 milioni di euro e si può arrivare ai circa 40 milioni della INEOS (la ex SKY nda), che si è aggiudicata l’ultima edizione del Tour de France con Egan Bernal che, tra l’altro, è stata una scoperta sportiva, e un investimento tecnico e umano dello stesso Savio.

Da 35 anni Gianni Savio fa parte del mondo del ciclismo e ne è diventato parte integrante. Ha portato le sue squadre a confrontarsi, nonostante le differenze di budget, con le grandi protagoniste mondiali. Talvolta battendole. Altre volte i suoi atleti riescono a ritagliarsi ruoli da protagonista a livello globale, tra lo stupore di chi certi equilibri li conosce. Li nota. Li ha lì, davanti agli occhi.
In uno scontro che ricorda quello tra Davide e Golia, dove la vittoria del piccolo non è mai un risultato legato alla fortuna. Tenacia, efficienza, spirito di squadra, autorevolezza, strategia, tecnica e esperienza sono fattori da tenere uniti e condividere con gli altri membri dello staff e della squadra. Fattori che hanno portato la squadra spesso oltre le aspettative.

Nell’organigramma dell’Androni Giocattoli – Sidermec, Savio ricopre il ruolo di Team Manager - Responsabile Sportivo, ed è affiancato da Gianfranco Lancini in qualità di Responsabile Finanziario e Marco Bellini che è il Responsabile Marketing e Sponsor.
La squadra, che ha già consegnato tutta la documentazione per gareggiare anche nel 2020, è attualmente impegnata a trovare risorse finanziarie importanti che possano cambiarne l’assetto nei prossimi anni, in modo da poter puntare alla categoria “World Tour”.

Cominciamo l’intervista guardando al futuro, chiedendo a Gianni di darci qualche indiscrezione sulla squadra del 2020.
Anche nel 2020 desidero dare delle opportunità a giovani talenti italiani e stranieri. Tra questi segnalo il giovane ecuadoriano Jefferson Cepeda (20 anni), che ha corso il Tour de l’Avvenir vincendo l’ultima tappa. Segnalo anche i giovani Mattia Bais e Simone Ravanelli (stagisti nel 2019) che hanno contribuito con i loro piazzamenti alla nostra vittoria del Campionato Italiano a Squadre. Un altro giovane è Nicola Venchiarutti che ha vinto una tappa del Giro d’Italia Under 23. Ma oltre ai talenti, abbiamo riconfermato e acquisito atleti di esperienza, mettendoci nelle condizioni di presentare anche l’anno prossimo una squadra competitiva.

Qual è per un Team Manager la parte più difficile della propria attività in una squadra ciclistica?
Sicuramente riuscire ad “amalgamare” tra loro tutti i componenti della squadra. Non mi riferisco solo ai corridori, ma ai direttori sportivi (Savio ne dirige ben 4 nda), meccanici, massaggiatori, ecc.
Se iniziano a crearsi contrasti nel gruppo, si perde quell’armonia necessaria per poter ottenere i risultati. Tutto questo attraverso l’autorevolezza. Credo di avere carisma con tutti i membri della squadra.
Una particolarità: io ho la licenza da direttore sportivo, e la mattina delle gare, sul pullman, tengo io la riunione tecnica – ovviamente alla presenza e con gli interventi del direttore sportivo di giornata – e al termine chiedo sempre a tutti, uno a uno, se ci sono dei suggerimenti. Ritengo che sia importante coinvolgere i corridori in modo proattivo.

Parliamo di sponsor. Qual è il rapporto tra la squadra e gli sponsor che vi hanno accompagnato (e vi accompagnano) nella vostra avventura.
Devo partire da una premessa: io fino adesso non ho mai avuto il “grande” sponsor.
In famiglia mi dicono sempre che non potrei mai averlo, perché il grande sponsor tende a imporre. E io non mi lascerei mai imporre delle scelte dagli altri. Allora io rispondo che io vorrei il grande sponsor, ma lo vorrei “illuminato”. Suggerimenti e consigli sono cose di cui tenere sempre conto. Ma la responsabilità strategica e tecnica deve essere del Team Manager. 

Aneddoto: Io ho avuto per 25 anni la “Selle Italia” come sponsor. Adesso l’azienda è nostro partner tecnico. Nel 2005, durante il primo anno del World Tour, con la squadra Colombia – Selle Italia, abbiamo vinto tre tappe del Giro d’Italia, la maglia verde del GPM (Gran Premio della Montagna nda) e siamo saliti sul podio finale con Rujano.
Io ritengo che abbiamo sempre dato indietro – in termini di risultati – più di quanto gli sponsor abbiano investito. Da quel 2005 sono passati 14 anni, e nessuna altra squadra “Professional” è riuscita a salire sul podio del Giro d’Italia.

Nel rapporto con gli sponsor, quanto conta la tua atorevolezza per avere libertà di azione.
L’autorevolezza è indispensabile. Il rispetto dei ruoli, da parte di tutti, anche degli sponsor è essenziale. Sembra un discorso apparentemente banale ma non lo è. Ci sono arrivate notizie relative a Team Manager che venivano contattati dai grandi sponsor perchè volevano intervenire su questioni tecniche. In alcuni casi c’è stata da parte di questi Team Manager anche una certa accondiscendenza.
Io mi assumo tutte le responsabilità, con autorevolezza e conseguente libertà d’azione, e fino adesso ho raggiunto i risultati. È anche per questo che ora vorrei puntare ad una crescita del team, ma ci vogliono importanti risorse economiche per questo.

Al di là dei fattori tecnici e di marketing, quanto influiscono le relazioni nella creazione e nei rapporti di sponsorship?
Nel nostro mondo il fattore relazionale è “determinante”.

Anche il ciclismo, come altri sport, ora è più globalizzato. Come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni?
Fino a circa dieci anni fa, dirigere una squadra ciclistica era più semplice. Ora il ciclismo è globalizzato ed è diventato tutto molto più difficile. È tutto più complicato. Complesso.
Tuttavia, come dico spesso: “Ho una maledetta passione per il ciclismo”. Utilizzo l’aggettivo “maledetta” perché oggi il ciclismo riserva più oneri che onori. Ma si continua.
 ______

Nel ciclismo “La vittoria di uno è la vittoria di tutti”.
______

In altre occasioni, mi hai accennato che vieni dal mondo del calcio. Cosa ti sei portato da quel mondo in quello del ciclismo?
Io in realtà vengo da una famiglia da sempre legata al ciclismo, già grazie al lavoro di mio nonno che aveva un’azienda (la “Galli” che produceva freni per biciclette nda). Il giornalista Cesare Facetti, che scriveva per Tuttosport, diceva di me:«Gianni Savio, che del nonno materno ha un religioso ricordo», aveva centrato perfettamente il mio stato d’animo.
Tuttavia da giovane avevo una grande passione per il calcio. Ho giocato tra i dilettanti. Giocare a calcio è stata una grande scuola di vita. Il calcio (come altri sport) ti abitua ad affrontare le difficoltà con grinta, mordente e spirito di sacrificio.
Un altro fattore che ho trasferito dal calcio al ciclismo è quello che viene definito “lo spogliatoio”.
Io ritengo che un tecnico di calcio, così come un tecnico nel ciclismo debba essere anche uno psicologo. Ho grande stima per i tecnici che lavorano nelle giovanili, sono delle strutture portanti, che dovrebbero essere maggiormente valorizzate dal punto di vista mediatico.
Ma quando passi dalle giovanili al professionismo, devi essere uno psicologo. E devi esserlo sia con il “talento” che con l’atleta “appena discreto”. Non puoi trattare entrambi allo stesso modo. Ovviamente sotto l’aspetto disciplinare non puoi fare differenze. Ma sotto l’aspetto tecnico devi farle. Devi utilizzare un certo linguaggio con il leader, e devi averne un altro – con tutto il rispetto e la stima – con il gregario.
Soprattutto nel ciclismo, devi far comprendere a chi un “talento non lo è”, che in corsa deve muoversi in funzione della performance del suo capitano. Nel ciclismo bisogna far comprendere che “la vittoria di uno è la vittoria di tutti”. Talvolta è anche una questione di comunicazione con livelli di intelligenza diversi. È complesso.

Le nuove regole dell’UCI (Unione Ciclista Internazionale nda) stanno creando limitazioni (e potenziali esclusioni dai grandi giri) ai team “Professional”. In relazione al prossimo Giro d’Italia, cosa ci puoi dire?
“Al di là delle regole, vorrei che si possa dire la verità. Confidiamo di essere presenti al Giro d’Italia in virtù dei risultati raggiunti sul campo. Per il prossimo Giro d’Italia, attendiamo la “wild card”. Speriamo di riceverla, in quanto abbiamo vinto per il terzo anno consecutivo il Campionato Italiano a Squadre, siamo la prima squadra italiana classificata all’UCI Europa Tour, siamo la prima squadra italiana classificata nel ranking mondiale UCI e la plurivittoriosa a livello mondiale con 32 vittorie nella categoria Professional”.

L’intervista si conclude con cordialità al termine di questo impressionante palmares, che renderebbe un’eventuale esclusione della Androni Giocattoli – Sidermec incomprensibile da parte degli appassionati, di tanti addetti ai lavori e dei tifosi di questa eccellenza sportiva italiana. Ci avviciniamo proprio a quei trofei per le foto di rito che mettiamo a corredo di questo articolo.

Di questo incontro ci portiamo non solo importanti note tecniche che cerchiamo di condividere attraverso queste righe, ma la consapevolezza di aver avuto l’opportunità di trovarci al cospetto di un titano del management sportivo italiano, che ha una consapevolezza che lo porta ad esprimersi con una sicurezza e una signorilità che è sempre più difficile trovare nel mondo dello sport.
Consigliamo di seguire anche nel 2020 le gesta della squadra guidata da Gianni Savio sul sito ufficiale www.androniteam.it

Emmanuele Macaluso