martedì 7 febbraio 2017

CASE HISTORY: PAIGE SPIRANAC, QUANDO I VOLUMI CONTANO PIU’ DELLA BRAVURA



(Credits Photo: profilo facebook di Page Spiranac)

La ragazza che vedete nella foto si chiama Paige Spiranac. È una giocatrice di golf statunitense di 22 anni. Paige è arrivata alla ribalta delle cronache sportive (e non solo) di tutto il mondo per un episodio accaduto lo scorso dicembre. La golfista statunitense infatti, è stata invitata dagli organizzatori all’Omega Dubai  Ladies Masters, uno dei principali tornei di golf al mondo, al quale si accede entrando in una “graduatoria” di merito acquisito nelle gare precedenti. Fin qui nulla di strano, tutto nell’ordine delle cose nel mondo dello sport, e del golf.
A dirla tutta, Paige ha partecipato a quella gara pur non avendo acquisito precedentemente il diritto a farlo per meriti sportivi. Prova ne è il fatto che ha terminato il torneo alla 101esima posizione su 103 partecipanti.
Paige è stata invitata per la sua avvenenza e per i suoi volumi sui social (1). Proprio così, gli organizzatori hanno visto in Paige la capacità di portare nuovo pubblico, e nuove attenzioni, grazie al forte ascendente sviluppato sui social. Semplificando: è come se al torneo di Dubai avessero invitato il pubblico più che la golfista.
Questa, se ancora ce ne fosse bisogno, è l’ennesima prova di quanto sia ormai necessario, per un personaggio “pubblico”, avere dei volumi di apprezzamento sui social derivanti da un’azione efficace di personal branding.
La dimostrazione lampante di quanto appena affermato arriva nelle ore successive al torneo.
Come è possibile immaginare, le altre atlete non hanno accolto Paige con i guanti, e non hanno nascosto il loro astio con i media, che hanno riportato immediatamente la notizia. Dapprima sulla stampa di settore, e successivamente su quella generalista e di gossip.
Un vero e proprio pandemonio che Paige (o forse il suo entourage) ha saputo mettere “in cassaforte” a proprio vantaggio.
Infatti all’attività sui social, si è aggiunta quella di Relazioni Pubbliche e di stampa che ha fatto lievitare il valore commerciale dell’atleta.
Grazie al tam tam mediatico, i fan virtuali (e reali) si sono moltiplicati andando ad incrementare il patrimonio di pubblico di Paige. Proprio quella “moneta” che ha portato la ventiduenne a Dubai. La rassegna stampa ha raggiunto numeri da capogiro, mentre le azioni di RP hanno portato ad un intreccio di relazioni istituzionali e tecniche che hanno innalzato la 101esima classificata del torneo nel gotha del golf mondiale.
Basti pensare allo spazio che “Golf Digest” – autentica bibbia del golf mondiale – ha dedicato alla nostra “webstar”, con tanto di consigli tecnici sullo swing, che forse sarebbe stato opportuno chiedere alle altre 100 classificate prima di lei.
Un’azione di comunicazione integrata e di capitalizzazione del risultato di grandissimo impatto sotto molti punti di vista.
Non è mia intenzione dare giudizi su Paige come atleta, così come ritengo inutile ribadire la mia posizione sulla meritocrazia, tuttavia non possiamo non focalizzarci sul fatto che ormai le regole “del gioco comunicativo” e i nuovi modelli di business si basano sui parametri utilizzati dall’atleta statunitense.
Non è più efficace  pensare che “basta essere bravi” nel proprio lavoro per avere delle opportunità per dimostrarlo. Nella strategia di creazione delle opportunità bisogna inserire la “dote del pubblico”. Un pubblico certificato virtualmente ma con la base piantata nel mondo reale. Tutto questo solo per avere la possibilità di poter in seguito capitalizzare il risultato attraverso un’azione di RP, stampa e comunicazione integrata.
Paige non sarà la migliore golfista al mondo, ma oltre ad essere indiscutibilmente bella, ha avuto la capacità di attuare una strategia di personal branding vincente.
Vale la pena interrogarsi sulla propria…

Emmanuele Macaluso  

Note:
(1) Di seguito i volumi raggiunti da Paige Spiranac aggiornati al 10 febbraio 2016
Pagina Facebook  - 98.615 “like”              
Profilo Twitter - 74.500 “followers”        
Instagram - 613.000 “seguaci”