mercoledì 3 marzo 2021

ALBERTO MARTINELLI, IL MANAGEMENT DELLO SPORT TRA MARKETING, ETICA E REPUTAZIONE

Alberto Martinelli, Chief Executive Manager di Neox Management ci concede un’intervista a tutto tondo per parlare di valori, mission e gestione nel mondo dello sport. Bresciano, gestisce atleti dal 1994. Dal 2009 è il manager del 9 volte campione del mondo di motocross Antonio Cairoli. In Neox Management dal 2015, dove attualmente gestisce Nicolò Bulega, Gianluca Facchetti, Rui Gonçalves, Edoardo Vergani e Kom.

In un modo di “like”, “follower” e “engagement” che appiattiscono il mercato del management nello sport, esiste una realtà che fa dei propri valori la propria mission.

Apparentemente lo fanno in molti. Ancora di più chi inserisce questa formula nel proprio claim. Ma quello che abbiamo scoperto nel corso dell’intervista con Martinelli fa comprendere la differenza tra il management di quegli esseri umani che di lavoro fanno gli atleti e dei rapporti con gli sponsor veri, e coloro che scambiano la pubblicazione di qualche post a pagamento per un’azione di sponsorizzazione. Come dire che sulla Terra e Marte ci siano le stesse condizioni di vita.

 

Alberto, cominciamo parlando di Reputation Management. Quanto incide nella ricerca (e gestione) degli sponsor i fattori reputazionali degli atleti.

Intanto bisogna distinguere modi diversi di intendere la reputazione. Esiste un filone che potremmo in qualche modo definire da “Grande Fratello” in cui quello che conta sono i follower e una serie di contenuti e relazioni con le aziende che non sono cementate. Una sorta di ricerca della quantità.

Questo a noi non interessa. Non è una critica, ma in Neox abbiamo e seguiamo valori differenti che segnano la nostra azione. Noi crediamo nei valori dello sport sia dal punto di vista della performance che umani. Questo genera la reputazione e la credibilità di un atleta.  

Non a caso abbiamo fatto una scelta: seguiamo pochi atleti. Non perché non arrivino proposte, ma perché gestire un atleta seguendo valori di autenticità, correttezza e reputazione è un lavoro che puoi fare solo se credi nelle persone con cui decidi di lavorare. La reputazione e la credibilità sono fondamentali. Senza credibilità e reputazione non potremmo creare e mantenere rapporti duraturi con gli sponsor e le aziende con cui collaboriamo.

 

Parliamo di comunicazione. Qual è oggi la percentuale di importanza comunicativa dei social media e degli altri media on e off line.

50% per i social media e 50% per le altre attività comunicative, di relazioni pubbliche e stampa.

Però anche qui ci sono dei punti fermi sui quali non transigiamo. Per i social, noi non sponsorizziamo i post dei nostri atleti e non compriamo i follower. I numeri devono essere reali. I “follower inesistenti” non ci servono. A volte capita che le aziende che utilizzino l’immagine dei nostri atleti facciano dei post “sponsorizzati”, ma noi no.

In più non partecipiamo ad azioni che non prevedano una progettualità o una relazione duratura e reale con le aziende che ci contattano. Capita molto spesso di essere contattati da agenzie che ci chiedono di fare un paio di post in cambio di denaro. Senza una progettualità che sia congeniale all’atleta o la possibilità di una sponsorizzazione (intesa come la si dovrebbe definire tecnicamente n.d.a.) decliniamo sempre la richiesta di collaborazione.

 

Negli ultimi anni, Tony Cairoli è stato vittima di una serie di infortuni importanti. Come si gestisce l’incidenza di questi fattori dal punto di vista manageriale.

Per quanto riguarda un atleta del livello di Cairoli l’incidenza è relativa. Tony Cairoli ha una tale credibilità forgiata dai suoi successi e dalla sua storia che lo mettono “fuori dal coro”.

Incide maggiormente sugli atleti “più piccoli”. Una situazione come quella dell’infortunio porta l’agenzia e il manager a dover riposizionare l’atleta.

 

Ormai da un anno il mondo è alle prese con l’emergenza sanitaria Covid-19. Come si gestisce una situazione come questa?

È difficile. Per un’azienda come la nostra che punta sui risultati sportivi, non poter correre limita molto le possibilità che possiamo esprimere.

Prendiamo in analisi Cairoli. Grazie a Tony che ha raggiunto i risultati abbiamo creato una credibilità. Noi con quella credibilità possiamo rivolgerci alle aziende e strutturare progetti e percorsi che ci legano per anni. Se guardi la moto di Tony infatti, vedi gli stessi adesivi per periodi molto lunghi.

Non poter correre ci toglie potenzialmente qualche opportunità, perché per noi quei fattori sportivi sono importanti e sono parte integrante di quello che facciamo.

Dopo un primo momento di studio, abbiamo interpretato lo scenario che il Covid ha plasmato e abbiamo trovato nuove formule di marketing che possano rendere il nostro gruppo di atleti interessante anche in questo periodo. In alcuni casi anche di co-marketing. Abbiamo anche investito sul digitale, creando piattaforme credibili sulle quali valorizzarci.

(Alberto Martinelli - Credit: A. Martinelli)

Al termine dell’intervista, quello che rimane è la sensazione di un equilibrio di fattori che donano forma e una forte solidità alla struttura organizzativa. Una solidità che è frutto di una visione etica e di lavoro che rende le azioni strategiche e comunicative così strutturate da poter andare al di là delle mode e del social del momento. La parola costante nell’intervista è stata “valori”. Valori spesso abusati nei termini ma quasi mai applicati nella realtà. Martinelli ha investito molto tempo a plasmare la sua agenzia e i suoi assistiti su quelle solide e concrete fondamenta. Contemporaneamente, rimane al passo con i tempi utilizzando tecnologie, strumenti e canali comunicativi, non piegandosi alle tendenze, ma digitallizzando la sua visione e la sua lunga esperienza professionale. Pare la chiamino leadership.

A qualcuno potrebbe sembrare antico – se non blasfemo – un approccio come quello di Martinelli. Tuttavia, proprio perché sempre focalizzato sulla performance come veicolo di credibilità, i risultati ottenuti anche in ambito social sono di tutto rispetto, e comunque spesso superiori a quello di molti “guru” del settore. Compresi quelli con i follower comprati un tot al chilo. Non male per chi l’attenzione se la guadagna organicamente.


Emmanuele Macaluso

mercoledì 13 gennaio 2021

EMMANUELE "EM314" MACALUSO PUBBLICA IL BILANCIO SOCIALE 2020

Per la prima volta nel mondo dello sport italiano, un singolo  atleta pubblica il bilancio sociale. L’atleta torinese Emmanuele Macaluso - noto con il soprannome EM314 - si distingue con questa azione di CSR.

È stato pubblicato oggi sul sito ufficiale di Emmanuele Macaluso - noto anche con il soprannome EM314 - il bilancio sociale e di missione 2020 del progetto di marketing sportivo che supporta l’atleta al rientro alle competizioni sportive.

 

Nonostante l’emergenza sanitaria Covid-19 abbia cancellato il calendario gare della MTB alle quali avrebbe dovuto partecipare EM314 (con il conseguente rinvio del debutto sportivo), il progetto ha ottenuto notevoli risultati dal punto di vista mediatico e sociale.

 

Nel 2020 infatti, sono stati 255 gli articoli di stampa dedicati a Macaluso e oltre 21.000 i fan che hanno seguito la preparazione sportiva sui social media. Una popolarità non consueta nel mondo della MTB per un atleta “indipendente”, che non corre ancora per un team professionistico o che non è seguito dagli sponsor “major” del mondo degli sport estremi e della mountain bike.

 

EM314 è infatti uno degli atleti impegnati nella MTB più popolari in Italia. Popolarità che Emmanuele Macaluso mette a disposizione delle campagne sociali che supporta con convizione: Mission Dark Sky (campagna di sensibilizzazione sui danni causati dall’inquinamento luminoso), Giù le Mani dai Bambini ONLUS (campagna di farmacovigilanza contro l’abuso di psicofarmaci sui minori) e la recente adesione al Manifesto dello Sport. Non solo, il suo memorandum sulla rimodulazione della strategia di marketing a seguito delle ricadute della pandemia, che ha voluto condividere con gli addetti ai lavori e gli altri dirigenti sportivi, è diventato un case history universitario.

“Stilare il bilancio sociale e di missione anche per la mia attività di atleta mi è sembrato naturale – dichiara Emmanuele Macaluso, che continua – credo che in un contesto come quello del professionismo sportivo, l’attuazione di una pratica comune nella CSR (Corporate Social Responsability – Responsabilità Sociale d’Impresa) come il bilancio sociale sia un atto naturale. Sono stato molto colpito nell’apprendere che, nel mondo dello sport e conseguentemente dei suoi alti valori, questa pratica non sia la prassi per ogni atleta professionista. Mi dicono che sia il primo in Italia a pubblicarlo. Lo prendo come un buon segnale, vorrà dire che ho vinto qualcosa ancora prima di poter iniziare a gareggiare. Fare la differenza è sempre un fattore positivo”.

 

Nel frattempo, in attesa della pubblicazione del calendario sportivo MTB per il 2021, che segnerà il debutto dell’atleta, Emmanuele Macaluso continua la sua preparazione sportiva supportato dallo staff di EM314.

 

Il bilancio sociale di EM314 / Emmanuele Macaluso, stilato sotto la supervisione del Comitato Etico Scientifico del Manifesto del Marketing Etico, è scaricabile al link http://www.emacaluso.com/EM314/bilanci%20sociali%20EM314.htm

 

Emmanuele Macaluso - EM314

Web: www.em314official.com

Blog: https://em314official.blogspot.com/

Instagram: https://www.instagram.com/emmanuelemacaluso/

Facebook: https://www.facebook.com/EM314official

Twitter: https://twitter.com/E_Macaluso

Linkedin: https://www.linkedin.com/company/em314

lunedì 6 luglio 2020

ROBY DANIELE SAIS E’ IL NUOVO PREPARATORE ATLETICO DI EM314


Il professionista torinese entra a far parte del team EM314 e sarà il preparatore atletico personale dell’atleta Emmanuele Macaluso


È stata ufficializzata  in queste ore la collaborazione tra  EM314 e il preparatore sportivo Roby Daniele Sais.
Sais prenderà in carico la programmazione e la supervisione della preparazione atletica del ciclista Emmanuele Macaluso in vista del suo rientro all’attività professionistica nella MTB (mountain bike) prevista per la stagione 2021.

Le dichiarazioni:
“Sono felice di avere al mio fianco Roby in questa sfida – dichiara Emmanuele Macaluso, che continua – Il suo curriculum professionale è di altissimo livello. Il rapporto di amicizia che ci lega da anni renderà il nostro rapporto più schietto e diretto, permettendoci di lavorare in modo rapido ed efficiente. Sono eccitato all’idea di poter usufruire della sua esperienza”.

“Ho accettato di partecipare al progetto che vede Emmanuele rientrare nel mondo dello sport dopo la sua brillante carriera – racconta Roby Daniele Sais, che conclude – il passaggio da una disciplina esplosiva come il lancio del giavellotto a una più aerobica come il cross country rappresenta una sfida entusiasmante. Siamo pronti ad affrontarla”.

La collaborazione è già attiva a tutti gli effetti.

Contatti del progetto EM314
Linkedin: www.linkedin.com/company/em314

giovedì 4 giugno 2020

VITTORIA BUSSI: PERFORMANCE, CUORE E TESTA


Vittoria Bussi nasce a Roma il 19 marzo 1987. Laureata in matematica pura all’Università La Sapienza di Roma prosegue la sua carriera accademica con un dottorato di ricerca a Oxford. Successivamente consegue il dottorato di ricerca in matematica e ottiene un posto di post-dottoranda nell'ICTP di Trieste.
L’unione tra la sua preparazione accademica e i risultati sportivi sono stati più volte sottolineate dai media.
Si avvicina al ciclismo nel 2013. Nel 2014 e 2015 partecipa ad alcune gare del calendario professionistico. Nel 2016 decide di intraprendere la preparazione per battere il record del mondo dell’ora in pista. Dopo quasi tre anni di preparazione, e dopo un 2017 che la vede battere il record italiano di specialità, il 13 settembre 2018, sulla pista di Aguascalientes (Messico), segna il nuovo primato del mondo percorrendo 48,007 km. Nel 2019 ottiene il Collare d’Oro al Merito Sportivo dalle mani el Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

È il 29 maggio quando ci colleghiamo via Skype con Vittoria Bussi, la detentrice del  record dell’ora di ciclismo. Un record in suo possesso da quasi due anni. L’intervista si svolge da remoto per la situazione sanitaria Covid-19.
Vittoria è una donna determinata, che in pochi anni si è imposta come un’eccellenza della sua specialità. Guardando il suo curriculum sportivo, appare incredibile pensare che abbia deciso di correre in bici solo nel 2013. Un’escalation di successi che è il frutto della passione, ma anche di scelte oculate che hanno messo l’atleta nelle condizioni migliori per esprimersi.
Dotata di un buon motore che ha affinato in anni di mezzofondo nell’atletica leggera, Vittoria mal si adattava all’interno delle gare tattiche e tortuose in gruppo. Decide quindi di impegnarsi nelle gare contro il tempo, nelle quali è libera di sprigionare il suo talento e il suo potenziale. La sua dedizione e la determinazione hanno fatto il resto.
Durante la chiaccherata, colpisce infatti una frase che Vittoria sfodera con una certa scioltezza, a dimostrazione del fatto che ormai l’ha fatta sua:«Bisogna puntare alla Luna. Mal che vada si colpisce l’aquila». Una frase che racconta molto del carattere di questa atleta.
Ma lei non è solo questo. Non è un’atleta che deve prepararsi ad affrontare le sfide solo in sella.

Non essendo appoggiata da un team o da un gruppo sportivo, il suo tentativo di battere il record dell’ora è stato gestito da lei e dal suo ristretto entourage in modo autonomo e indipendente. Un approccio che rende il raggiungimento dell’impresa ancora più arduo.
Vittoria prova un primo attacco al record nel 2017. Battere quel primato non vuol dire “girare per un’ora a testa bassa” su una velodromo, ma è molto più complesso di quello che si potrebbe pensare. Ci sono necessità legate alla logistica, all’attrezzatura specifica, agli allenamenti e anche ai controlli antidoping. Tutto questo (e molto altro) ricade sugli organizzatori del tentativo. Vittoria, ai tempi dell’organizzazione del tentativo del 2017 non è ancora conosciuta e (secondo lei) non ha abbastanza credibilità nell’ambiente in termini di risultati. Cerca degli sponsor, ma il supporto che ottiene è minimo. Decide quindi di investire autonomamente su se stessa e di provare comunque il tentativo.
Risultato? Non batte il record mondiale ma ottiene il secondo miglior risultato di sempre e il primato italiano.

Questo risultato le dà consapevolezza. Ricontatta gli sponsor con i quali aveva dialogato per il tentativo del 2017. Tra questi, uno in particolare (Endura), decide di investire sul tentativo che Vittoria sta programmando in modo più strutturato per il 2018. Le relazioni che l’atleta/manager ha creato l’anno precedente, hanno portato ad una buona percentuale di copertura finanziaria e contemporaneamente alla creazione di partnership tecniche e forniture ufficiali da parte di altre aziende.
Vittoria e il suo team si dividono quindi tra azioni di management e gestione degli allenamenti. Dopo un anno di totale concentrazione sull’obiettivo, su e giù dalla sua bici da crono, Vittoria Bussi il 13 settembre 2018, sulla pista di Aguascalientes (Messico), segna il nuovo primato del mondo. È la prima donna che abbatte la barriera dei 48 km. Ne percorre infatti 48,007 km.

Quella di Vittoria è una storia di successo solida e concreta. È la storia di una donna che raggiunge un obiettivo assoluto non solo con il cuore, ma con la testa e la collaborazione delle persone giuste. Al di là della retorica, che sarebbe facile usare nello storytelling di questa storia, si possono riscontrare alcuni fattori che sono tecnici.

Il primo è di natura sportiva. Infatti l’atleta capisce qual è il suo talento e quali sono le aree techiche che per lei rappresentano un limite. Decide quindi di scegliere una disciplina che possa metterla nello condizioni di esprimersi al meglio. Sceglie di dare maggiore attenzione alle corse contro il tempo, perché lì può fare la differenza.

Il secondo è di natura gestionale extrasportiva. Vittoria si testa e capisce quale può essere l’obiettivo sportivo da raggiungere. A quel punto però deve ragionare su come creare le condizioni per batterlo e come organizzare il tentativo. Si toglie il casco aerodinamico e diventa manager di se stessa. Pianifica, acquisisce informazioni, crea contatti e cerca di farsi sponsorizzare. In parallelo studia le possibilità che ha di autofinanziarsi. Fa le sue scelte e porta avanti il tentativo del 2017.
Per il tentativo del 2018 riesce a trovare degli sponsor e dei partner. Secondo Vittoria è per la credibilità che ha ottenuto con il primo tentativo. Secondo la nostra esperienza è perché ha potuto utilizzare delle relazioni che aveva già in qualche modo tessuto l’anno precedente e - sempre secondo noi - quella seconda prestazione al mondo del 2017 le ha dato ancora più convinzione. A questo si aggiunga anche la maggiore esperienza nella gestione extrasportiva. Quanto percentualmente contino le rispettive posizioni è difficile da comprendere. Quello che conta però è che sia stata la Bussi a portare a casa il risultato tecnico che le ha permesso di raggiungere quello sportivo.

Il potere delle relazioni nella gestione delle sponsorizzazioni è fondamentale. Chi si occupa di questo professionalmente lo sa. C’è una cosa che ci ha colpito della protagonista di questa intervista: la serietà. Vittoria è una donna che sorride facilmente. A volte per cortesia, spesso perché ragiona. Ma quando si parla dell’aspetto manageriale della sua attività in bici è solida. Concreta.
Al punto che dopo il primato del mondo, continua ad allenarsi e ad affinare la sua tecnica a cronometro. Parallelamente continua anche la sua attività manageriale, con la fondazione della BJ Bike Club ASD, la squadra per la quale corre e per la quale utilizza i suoi risultati e la sua credibilità per trovare sponsor che la supportino nella sua carriera agonistica.
Ad affiancarla, aziende di riferimento nelle rispettive aree di mercato. Oltre ad Endura infatti, Vittoria vanta il supporto di: Ceramicspeed, Febametal, Giant, IRR, Liv, Open, studio dentistico Rovelli, Vittoria, Warew e Walker Brothers. In rigoroso ordine alfabetico.

Grande attenzione anche per l’utilizzo dei social media. In un mondo che sempre più spesso diventa virtuale, con un selfie “filtrato” al minuto, Vittoria usa i social solo quando ha qualcosa da dire. Senza trucchi. Diretta. Ed è seguitissima. Forse i numeri possono apparire inferiori rispetto a quelle di altre sue colleghe (decisamente più social), ma il grado di coinvolgimento e interazione ai post da parte della sua platea è altissima. In altre parole non le mettono il like per cortesia o perché è carina, ma perché l’ascoltano e la seguono davvero.

Concludiamo l’intervista chiedendole di parlare di qualcosa che le sta a cuore in questo momento. Lei sceglie di parlare della cultura dello sport in Italia. È rimasta poco positivamente colpita da come sono stati trattati gli atleti durante le fasi più restrittive dell’emergenza coronavirus. Mentre in altri Paesi gli atleti sono stati usati come modelli di benessere e salute, in Italia si è fatto un decreto per non farli allenare e limitare lo sport.
Una scelta che ha messo in evidenza un limite che è prima di tutto culturale.

Attualmente Vittoria Bussi è impegnata negli allenamenti per la cronometro ai prossimi campionati italiani che dovrebbero tenersi a ottobre, qualora il calendario non subisca cambiamenti a causa del Covd-19.
Continueremo a fare il tifo per lei, non solo come atleta ma anche come manager. Il suo progetto ha tutte le carte in regola per diventare un case history. E chissà che il futuro, oltre alla sua carriera agonistica, non la veda protagonista nel mondo dello sport come dirigente.

Vi invitiamo a visitare il sito di Vittoria Bussi all’indirizzo https://vittoriabussi.it/

Emmanuele Macaluso